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Il valore dei simboli per la città e la comunità

Le città non vengono costruite in un lampo. Sono il risultato di un percorso lungo, a volte lunghissimo, che si compone di strati, vicende e storie. Fra momenti tristi e fasi gioiose, quello che rimane visibile a distanza di anni è un racconto fatto di pietre, alberi, sculture, architetture, opere e beni materiali e immateriali. Osservare una città è come leggere un libro di storia, fatto di poche o tante pagine, ma che in ogni caso trasmette il passaggio di popoli, culture e, soprattutto, cittadini.

La città è una grande opera collettiva. Un racconto fatto di strade, costruzioni e giardini, ma che è vivo solo perchè realizzato da una volontà comune

Succede quindi che nella storia, qualche costruzione rimanga in piedi con più forza rispetto alle altre. Una parte viene aggiunta, un’altra abbellita, un’altra crollata viene ricostruita. Col passare del tempo, si auto proclama a simbolo in grado di raccontare qualcosa del passato. Il fattore temporale diventa allora fondamentale nel definire i simboli. Elementi cioè che sono stati lì prima di noi e resteranno sempre lì dopo che ce ne saremo andati.

Simboli ed identità

Nella loro semplicità rappresentano per noi dei punti fermi, diventando parte della nostra identità. La pizza è parte della nostra identità italiana: è lì da prima che l’assaggiassimo e sarà sempre lì per i nostri figli. La chiesa, il castello o quell’albero, raccolgono e raccontano ricordi della nostra comunità e continueranno a farlo anche nel futuro. Il tempo trasforma un elemento in un simbolo della nostra identità, per questo succede che la cattedrale, il palazzo o quella breve filastrocca debbano lottare contro le mille difficoltà del tempo che passa. Non devono subire le intemperie, non devono crollare sotto i bombardamenti, non devono essere dimenticate.

E se il tempo o le diverse vicende che lo attraversano, danneggiano un simbolo? La comunità lo riporterà in vita, ricostruendolo, restaurandolo, oppure soltanto trasformandolo in una memoria. Si dice che il territorio possegga un’entità percepibile da chi lo abita: il genius loci. Una presenza intangibile che ci fa sentire a casa dopo un lungo viaggio, oppure che aggrega la comunità di fronte un problema, oppure ancora una raccolta di sentimenti (rabbia, speranza, paura) che ci spingono a volere il bene della nostra città. Come se fosse un parente. Come se quella cattedrale che ha preso fuoco fosse una nonna all’ospedale e non ci sentiamo tranquilli finchè l’operazione non sarà andata a buon fine. Perchè la nonna è un simbolo di quello che siamo e da dove veniamo. E quella cattedrale dovrà raccontare la nostra storia ancora, di nuovo, soprattutto per poter simboleggiare la nostra memoria del passato nel tempo che guarda al futuro.