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Come capire se la mia idea avrà successo

Quante volte avete sentito un amico dire “Ho avuto un’idea di impresa che mi potrebbe fare diventare miliardario”. Poi ascoltandolo per due minuti, nel 70% dei casi abbiamo:

  • Un nuovo Facebook incentrato su qualcosa di super specifico. Ad esempio, il social network sul calcetto, il social network degli architetti, il social network dei funerali, ecc.
  • Un app su qualcosa come sopra, ma molto molto più tecnologica
  • Un app sul turismo. Non importa capire bene che cosa, ma l’importante è che è sul turismo
  • Aprire a Londra una rosticceria che “tanto lì mangiano porcherie, quindi appena arrivi con le cose buone da qui, fanno la fila”

Analizzando bene la cosa, animati di buone speranze, la maggior parte delle idee si bloccano al “facciamolo”. Oppure, peggio ancora, si comincia a lavorarci su, per poi scoraggiarsi, bloccarsi e ritrovarsi solo ad aver perso tempo.

Spesso le idee, anche buone, non si concretizzano perchè non è stato sviluppato un buon percorso di analisi e validazione. Non è stato compreso se potenzialmente poteva avere successo e, soprattutto, l’idea non è stata trasformata in un progetto.

In linea generale, qualunque idea può essere analizzata e capire se potrà portare risultati o no. A volte è facile capirlo, a volte è più complesso, ma è fondamentale avere in testa uno schema con passaggi fondamentali cui sottoporre qualunque idea. Questo vale ad ampio raggio. Ho in mente di aprire un negozio, realizzare un app, avviare una società nanotecnologica, organizzare un festival, attivare un B&B.

Qualunque idea di successo, per essere realizzabile, ha bisogno di un progetto: un insieme di passaggi e istruzioni che mi permettono di arrivare a un prodotto o risultato. Senza progetto e senza risultato, l’idea resterà soltanto un’idea.

Poniamoci delle domande

Questa notte abbiamo avuto quindi un sussulto mentre dormivamo e ci siamo svegliati con un lampo di genio. Possiamo quindi analizzare la nostra idea e capire se potrà trasformarsi in un prodotto o risultato di successo, ponendoci alcune fondamentali domande. Non dobbiamo necessariamente leggerle in ordine fra loro, anche perchè spesso una risposta ci porterà a tornare indietro e fare alcune modifiche, riflessioni e aggiustamenti. Potremmo anche cominciare senza questa fantomatica ispirazione e in realtà avviare un percorso di analisi sulla base di queste domande e giungere ugualmente a una idea potenziale.

Qual’ è il mio prodotto?

Ok è arrivato il lampo di genio, ma giustamente su questa idea geniale dovrò farci dei soldi. La gente sarà disposta a darmi dei soldi in cambio di che cosa? Certe volte dare una risposta sembra facile. Voglio aprire una pizzeria, venderò pizze. Attivare una web agency, venderò siti o campagne di comunicazione. Realizzare un’app, venderò un’app… Arriviamo al punto quindi che forse la risposta che appare semplice in realtà non lo è. O forse, per definirla meglio, ci occorre aggiungere qualche dettaglio. E per scoprire come fare, andiamo alla domanda seguente.

Conosco il contesto?

Forse la domanda più importante di tutte. Conosco realmente il mondo in cui si vuole muovere la mia idea? Con il contesto infatti possiamo intendere tantissimi fattori. Ho deciso dove aprire il mio ristorante: conosco il quartiere? Ma anche: conosco le leggi o le autorizzazioni? Ho mai cucinato in vita mia qualcosa più complicato del caffè della macchinetta? Passando ad altro: quanto conosco realmente il mondo delle app? Devo capire se mi mancano competenze, autorizzazioni, costi per “rilasciarla” in mercato e tanto altro ancora. Studiare il contesto è la fase cruciale che ci permette di acquisire informazioni fondamentali che ci permetteranno di dare risposta a tutte le domande seguenti.

Quale problema risolvo?

Le migliori idee, sono quelle che risolvono problemi. Attenzione, non dobbiamo necessariamente trovare la formula chimica per la pace nel mondo. Tutto dobbiamo sempre indirizzarlo al nostro prodotto e contesto. Un problema potrebbe essere che manca in quel quartiere una pizzeria di prodotti tipici. Oppure che non esiste un app di quel gioco particolare che abbiamo in mente. Certe volte il “problema” è l’assenza della nostra idea nel mercato attuale. Specificare e dettagliare sempre più il nostro prodotto, ci permetterà di capire meglio quale sarà il problema a cui ci riferiamo.

A chi serve il mio prodotto?

I prodotti devono avere un compratore e spesso, chi pone il problema è forse anche il nostro cliente. Più specifico è il mio prodotto, più definito sarà il profilo del compratore. Ma se voglio aprire una gioielleria di lusso in un paesino di 150 abitanti, non posso aspettarmi grandi clienti locali. Oppure potrei puntare ad un gruppo che in realtà non ama il mio prodotto. Alcuni direbbero “ancora non sa di volerlo”, ma arrivare a questo punto costa tempo e fatica. Individuati i miei clienti, devo capire come raggiungerli. Se i costi di comunicazione e marketing diventano troppi, allora forse mi conviene cambiare qualcosa (prodotto, contesto, ecc.)

Qualcuno ha avuto la mia stessa idea? I competitor e i fallimenti altrui

Ormai conosco il mio contesto. A questo punto dovrei essermi accorto se qualcuno ha avuto la mia stessa genialata. Esiste già una pizzeria nel mio quartiere? Se il prodotto venduto da un mio competitor è uguale o migliore o ad un prezzo più competitivo di quello che pensavo, dovrò necessariamente cambiare qualcosa. Potrei cambiare zona, oppure puntare a pizze e rosticceria, oppure continuare imperterrito, ma sapendo di dover investire di più in comunicazione. Se voglio invece realizzare un Social Network sui falegnami, ma già c’è qualcosa di simile (un gruppo Facebook “Gli amici della pialla”), perchè i miei clienti dovrebbero usare il mio prodotto rispetto a quello che già conoscono? Oppure, se offro qualche funzione social in più, quanto tempo ci metterebbe Facebook a realizzarlo? Tenendo conto del fatturato dell’azienda di Zuckemberg e dei suoi dipendenti, probabilmente riuscirebbero a farlo nel tempo che io ho perso nel trovare due sviluppatori.

Potrei aver avuto un’idea geniale su un’App e scoprire che già qualcuno l’ha realizzata. Tornando a studiare il contesto, mi rendo conto però che quest’applicazione è “morta” nel 2017. Approfondiamo e indaghiamo. Perchè il progetto non è decollato? Forse il mercato non era pronto, il prodotto non era di buona qualità, non hanno investito in comunicazione e quindi non sono riusciti a raggiungere i loro clienti, oppure erano semplicemente degli incapaci. Riesco invece a non inciampare nei loro stessi errori? Può darsi ancora, che in realtà non si tratti di una buona idea, e il loro fallimento possa per me diventare un’opportunità per dedicarmi ad altro

Quali passaggi devo portare avanti?

Cominciamo ad entrare un pochino nel nostro progetto tirando le somme. Ho tutte le competenze e le figure che mi servono? Sicuramente, anche se sono un bravo pizzaiolo non potrò fare contemporaneamente il cameriere. Potrei però avere avuto un’intuizione per posizionare un ristorante, ma non so neanche come si lavano i piatti. Ho chiare le procedure? La mia app sarà fantastica, ma devo ancora capire come si carica sul Play Store. Giunti in questa fase, dovrei cominciare a elencare quali carte compongono il mio mazzo (il team, i permessi, le licenze, che modello di impresa, ecc.), ma prima di scrivere un annuncio di cercasi soci, parliamo finalmente del nostro attore protagonista: il signor Money.

Quanto mi costa? Quanto ci guadagno? Non si vive di soli soldi

Definiamo, più o meno, guadagni e ricavi. Facciamoci un po’ di conti sui costi “una tantum” (acquisti di attrezzature, autorizzazioni, consulenze), sui costi fissi (stipendi, affitti e tutto quello che pur vendendo 1 o 2000 pizze non cambiano), sui costi variabili (se vendo 10 pizze mi serviranno 2 kili di mozzarella, ma se ne vendo 2 milioni avrò bisogno di una stalla di mucche) e sulle spese degli imprevisti (come quelli del Monopoli). In tutto questo, non sottovalutiamo MAI i costi di comunicazione e marketing. Tiriamo un po’ le somme e proviamo a definire il prezzo di vendita del nostro prodotto e quanti clienti riusciamo a raggiungere. Dalla banale sottrazione, avremo il nostro guadagno. Un guadagno negativo significherà fare beneficienza, un valore positivo, vorrà dire che forse ci siamo.

Ricordiamo però di quantificare il nostro fattore tempo. Lavorare 20 ore al giorno, ogni giorno, pure a Natale per realizzare un’app da vendere a 10 centesimi e che forse avrà mille download alla fine cosa ci darà? Ho guadagnato 100 euro! Posso permettermi quel percorso benessere alla SPA. Ma quanto è costato il mio tempo? Avrei potuto fare un altro lavoro o dedicarmi ad altro. Forse anche stare a casa a giocare con le app di altri, sarebbe stato più utile.

Ogni piccolo passaggio, diventa un pezzetto del mio puzzle. Un puzzle che deve comporre una forma chiara, con un basso numero di pezzi. Potrà capitare di limare in corsa qualcosa, anzi è quasi consigliabile. La nostra idea e il nostro prodotto dovranno essere resilienti, in grado quindi di adattarsi ai cambiamenti. A un certo punto magari ci renderemo conto che la nostra idea nata su un’intenzione ci sta portando da un’altra parte. Oppure che il reale valore della nostra impresa non arriva da quello che pensavamo all’inizio. Farci di nuovo delle domande e scervellarci, potrebbe portarci alla vera svolta della nostra idea iniziale.

Valutiamo e passiamo al progetto

Tiriamo le somme su tutto il percorso svolto fino ad ora. Le varie domande spesso ci avranno portato a tornare indietro e cambiare qualche passaggio. Invece di confonderci e perdere tempo, affidiamoci ad alcune scorciatoie. Per trasferire la nostra idea in una base di progetto esistono tantissimi strumenti che ci permettono di ragionare, consultarci con altri e ricevere suggerimenti con supporti facili e molto utilizzati.

Uno dei più noti è il Business Model Canvas. Uno schema chiaro e comprensibile a tutti, in cui analizzare clienti, prodotti, proposta di valore, ricavi ecc. Per la sua impostazione grafica, ha il grande vantaggio di essere “universale”, cioè su questo schema è possibile analizzare sia la mia azienda “Cretinate s.r.l.” che Facebook, Apple, Adidas, ecc. Inoltre, proprio per la sua chiarezza, è comprensibile a tutti e questo facilita la possibilità di chiedere un parere ad altri oppure, se già siamo avanti, proporre la nostra idea di business a clienti o investitori.

Esistono poi strumenti che ci aiutano nel processo di studio del contesto, come l’Analisi SWOT, o nella definizione del percorso da avviare attraverso la costruzione di Obiettivi S.M.A.R.T. o Logica di intervento. Sono molti i supporti “di metodo” che ci aiutano nel definire meglio la nostra idea, validarla e trasformarla in un progetto. Costruire un’impresa o concretizzare qualunque progetto, passano quindi da un percorso che ci spinge a volte a tornare indietro. Non dobbiamo spaventarci se il processo sembra lungo o apparentemente non porta da nessuna parte. Al contrario, davanti a un muro dobbiamo capire se dobbiamo affinare gli strumenti che abbiamo per scavalcarlo, oppure se cambiare strada.