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Come capire quanto vale il lavoro

Soprattutto quando si ha a che fare con un lavoro “intellettuale” o creativo o, in soldoni, senza un risultato tangibile toccabile con mano, è difficile quantificarne il reale valore. Come calcolare il giusto prezzo per il progetto di un architetto? oppure per un sito web? oppure per un bel logo? Per addentrarci di più nella questione, ricominciamo un pochino dall’economia.

Una bella fetta dell’economia, si basa sul valore fondamentale del costo opportunità. Facciamo finta di spiegare questo concetto a mia nipote di 4 anni. Bene carissima, avrai sicuramente sentito parlare di una cosa buonissima chiamata “fragola”. Se vivessimo in un mondo senza società o sistemi economici, se tu volessi mangiare questo prelibato frutto rosso, dovresti armarti di santa pazienza e cominciare un lungo percorso:

Trovare i semi delle fragole. Trovare un terreno dove piantarle. Metterle a terra. Avere cura di loro. Trovare il fertilizzante (produrlo da soli potrebbe essere una valida alternativa, ma che schifo). Aspettare i frutti. Raccogliere i frutti. Finalmente mangiare le maledette fragole.

Sicuramente mia nipote mi prenderebbe per scemo e mi direbbe: ma che c’entra il costo e l’opportunità? C’entra, perchè quando tu inizi a produrre fragole, scegliendo di dedicarti a questa attività, scegli anche di non dedicarti ad altro. Se comincio a coltivare la terra, avrò meno tempo per studiare medicina oppure per stare a casa spaparanzato sul divano. Se non posseggo la terra, neanche la zappa e soprattutto non ho voglia di coltivare fragole, dovrò trovare l’alternativa (ovviamente legale) per avere comunque i tanto desiderati frutti. Dovrò quindi svolgere un’attività lavorativa che mi permetta di avere moneta da scambiare con beni o servizi.

Il valore del lavoro degli altri

Quando voglio dare una rimodernata a casa, ipotizzando di buttare a terra qualche muro, prima di armarmi di mazza e martello pneumatico, mi viene in mente che forse mi potrebbe servire un architetto. Ovviamente dovrò pagarlo per il suo lavoro (cosa non tanto ovvia oggi, ma lasciamo stare). Potrei invece farlo io? Certamente, ma io non sono un architetto e di sicuro non potrò firmarmi da solo quella pratica da inviare al Comune o rischiare di farmi crollare la casa in testa. Ma quanto “mi costa” andare all’università per tot anni, studiare, aggiornarmi, imparare le normative, ecc. quando invece potrei pagare qualcuno che ha già tutto questo più l’esperienza dalla sua parte?

Mi servirebbe tanto un sito web per la mia scuola di yoga, ma purtroppo le mie competenze digitali arrivano al terzo livello di Candy Crush e alle fotine dei gatti con scritto “Buongiornissimo” che invio ai miei amici su Whatsapp. Potrei improvvisarmi e buttarmi a farlo con quello che raccatto in giro, ma alla fine, quando il risultato sarà una schifezza stile pagina web del 1998, quanto tempo avrò perso? Dovrò comunque trovare (e pagare) qualcuno che lo sappia fare? Il lavoro degli altri, diventa quindi uno scambio fra il valore del mio tempo per acquisire denaro e un’applicazione concreta del loro tempo. Tempo utilizzato per acquisire la capacità di fare un sito web (costo sostenuto invece di studiare recitazione) e tempo impiegato per realizzarlo (costo sostenuto invece di andare ogni sera a bere al pub).

Tanto me lo fa mio cugino gratis

Il cugino è quella figura mitologica che sa fare proprio quel lavoro che ti serve e te lo farà benissimo e nel minor tempo possibile. Magari non te lo ha detto, ma lo hai supposto tu. Ma capita anche, che tu lo abbia costretto e in realtà lui faccia tutt’altro. Poi non deve necessariamente essere un tuo parente. A volte è un amico, a volte è qualcuno che ha bisogno di cominciare, a volte ancora è un raccomandato che, dopo il lavoro gratis, spera di ricevere altro.

Abbiamo però visto che per gli altri acquisire competenze e sviluppare esperienza, ha comportato un “costo”. Allo stesso modo, dedicarsi ad un’attività, costituisce un “costo” perchè rinuncio ad altro. Sia a divertirmi, ma potenzialmente rinuncio a portare avanti altre attività economiche.

Quando tuo cugino ti fa quella maledetta locandina gratis, potrà fartela con tutte le buone intenzioni del mondo, ma probabilmente dopo non vorrà aiutarti se il file di stampa non andrà bene. Oppure se alla settima prova tu gli invierai un logo all’interno di un file word. Oppure se al decimo tentativo ti dirà “OK! La scritta facciamola viola lampeggiante su sfondo marrone”. Tuo cugino ha dedicato tempo per la tua locandina. Tempo per acquisirne le competenze e tempo per realizzarla. Un lavoro fatto bene, purtroppo, si paga. Soprattutto perchè, a seguito di un pagamento, un buon lavoro non si spera, ma si esige. E soprattutto, con l’unico obiettivo di ricevere un prodotto gratis, sei sicuro che quello sia il risultato migliore?

Il pagamento in visibilità

Leggenda narra che quando quando qualcuno fa un lavoro in cambio di visibilità, un professionista muore. Il metodo di pagamento in visibilità, è oggi molto apprezzato dagli utilizzatori del metodo cugino gratis. Visibilità è comunemente inteso come “se mi chiedono chi mi ha fatto questo lavoro gli dirò che l’hai fatto tu, così verrai inondato di richieste di lavoro e alla fine mi ringrazierai per averti permesso di farmi quel lavoro gratis!”

Ma fare quel logo gratis per te, non mi darà clienti neanche se lo mandi nello spazio come il Bat-segnale. Soprattutto perchè, ad un certo punto, sapranno che il lavoro è stato fatto gratis e quindi non avrò nuovi clienti, ma nuovi paganti in visibilità. E poi, altro motivo, perchè un lavoro è definibile tale solo se ricevo un pagamento. Altrimenti il logo te lo regalo e, quando qualcuno te lo dirà, dirai che te l’ho regalato perchè siamo amici. Punto e basta. Non ti sogneresti mai di pagare il meccanico o il cardiologo dicendo “parlerò bene di te”. Allora perchè farlo per un architetto, un grafico o un professionista della comunicazione?

Che prezzo dare al lavoro?

Spesso è difficile dare un giusto prezzo a queste tipologie di lavoro più intellettuali, immateriali o semplicemente ancora poco consolidate. A volte, anche per chi offre il lavoro, è difficile darsi un giusto prezzo. In assenza di tariffari “standard” è giusto capire cosa detta il mercato (la concorrenza, ma anche i colleghi) e valutare cosa si offre di diverso (ho più esperienza, sono più specializzato, sono più rapido, ecc.). A questo punto provare a crearsi un proprio tariffario, anche per dare a tutti i clienti lo stesso trattamento. Chiaramente ogni lavoro è un caso a sè, ma può essere utile avere un range entro cui muoversi, anche per avere l’elasticità di prendere il lavoro, senza far scappare il cliente.

Anche per il cliente è fondamentale studiare le diverse offerte e scegliere su quale “costo” dirottarsi. Meglio pagare di più, ma avere maggiore qualità? Meglio pagare di meno e rischiare? Preferire il tempo al risultato? Oppure avere fiducia del parere degli altri. L’importante è comprendere il valore del lavoro degli altri, cercando di capire quanto è costato loro arrivare ad offrire oggi quel prodotto e che il tempo dedicato a te, avrebbero potuto dedicarlo ad un altro lavoro. Il passaggio fondamentale per eliminare la moneta visibilità o il fenomeno cugino gratis sta proprio in questo passaggio, arrivando a convincersi che qualsiasi lavoro, per chi lo porta avanti, ha comportato e comporta un costo.

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